CONSIGLIO PASTORALE

MEMBRI DEL CONSIGLIO PASTORALE

w.i

Diocesi di Padova

Il Consiglio Pastorale Parrocchiale (CPP)

Indicazioni diocesane per il mandato quinquennale 2013-2018 dei CPP

approvate dalVescovo, dopo aver consultato il Consiglio pastorale diocesano il 22.09.12,

ad integrazione dello Statuto del 2001

Premessa

  • Riferimento per le finalità, le caratteristiche e la composizione del Consiglio pastorale parrocchiale (CPP) è lo Statuto consegnato alla Diocesi e approvato dal Vescovo Antonio Mattiazzo nel dicembre del 2001. Il sussidio contiene anche la riflessione del Vescovo (Il Consiglio pastorale. Dimensioni teologico-pastorale e spirituale) e diversi estratti di documenti del Magistero sul tema (Diocesi di Padova, Il Consiglio pastorale, Padova 2001). Occorre anche considerare le Indicazioni operative in vista del rinnovo dei CPP, pubblicate all’inizio del quinquennio 2008-2013 negli Orientamenti pastorali 2008-2009.
  • Si è reso necessario compiere un’ulteriore revisione di questi documenti, per cui in vista del nuovo quinquennio 2013-2018, vengono pubblicate le seguenti Indicazioni diocesane, approvate dal Vescovo Antonio dopo aver consultato il Consiglio pastorale diocesano, riunitosi il 22 settembre 2012.
  • All’inizio dell’anno pastorale l’elaborazione del programma della comunità parrocchiale o dell’unità pastorale alla luce degli Orientamenti diocesani e in comunione con il vicariato. In alcune particolari circostanze è utile o addirittura necessario, che il CPP convochi un’assemblea parrocchiale oppure tutti gli operatori pastorali o gli operatori di un particolare settore/ambito.
  • Compete al CPP avere cura che nella comunità cristiana la comunicazione della fede sia assuntacome compito proprio e prioritario in tutti gli ambiti/settori e da parte di tutti i soggetti di pastorale, ciascuno nel suo specifico, promuovendo uno stile di sinodalità in cui sia operativamente attuata la corresponsabilità ecclesiale.  
  • In questo senso le indicazioni che il CPP elabora diventano le linee di riferimento per gli operatori pastorali (per i gruppi di servizio e di formazione) ai quali spetta l’esercizio della ministerialità.
  • Il CPP è il punto di raccordo (comunione reale) tra tutte le realtà presenti in parrocchia: per affrontare problemi di fondo che superano la competenza e la possibilità di un singolo gruppo o di un singolo settore; per concordare il programma e il calendario delle attività. I vari gruppi (di servizio, di formazione…), le istituzioni e strutture parrocchiali e tutte le altre realtà legate alla parrocchia sono invitati a sintonizzare il proprio programma e le attività al contesto pastorale, dunque al cammino della comunità parrocchiale e alla programmazione coordinata dal CPP.
  • È importante che il CPP abbia il respiro del vicariato e della Diocesi: spetta ad esso infatti tradurre localmente tutto quello che matura a livello vicariale e diocesano. Dall’altra parte, il CPP si farà anche interprete delle istanze locali presso il vicariato e la Diocesi. Si tratta di una interazione “ecclesiale” e “pastorale” non riducibile ad altre dinamiche. Il CPP si deve particolarmente impegnare ad un rapporto vivo con il vicariato, da intendere secondo il principio della sussidiarietà (cfr. Incontro congiunto, Per una Chiesa che cammina in comunione sinodale, 31.01.2009, n. 2.1).
  • Sulla scia degli Orientamenti pastorali elaborati dopo il Giubileo del 2000, la Diocesi di Padova è impegnata a reimpostare l’Iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi. Alla comunità parrocchiale è riconosciuto come prioritario il compito di iniziare alla vita cristiana. Il CPP è impegnato a far sì che tale compito sia realmente attuato.
  • Con il mandato per il quinquennio 2013-2018, occorre considerare il rapporto necessario che intercorre tra CPP e Consiglio parrocchiale per la gestione economica (CPGE), definito dalle nuove Norme per la costituzione e l’attività del CPGE per il mandato quinquennale 2013-2018. In particolare spetta al CPP, appena costituito, indicare i membri del CPGE, secondo le suddette norme.
  • Il Consiglio pastorale parrocchiale deve farsi attento, fin dall’inizio dell’anno, a preparare il “passaggio di testimone” al nuovo Consiglio. Per cui valuterà quali modalità e iniziative attivare per preparare la comunità parrocchiale alle operazioni di rinnovo. Questa preparazione, pur discreta nelle forme e nei tempi, dovrà essere efficace nel messaggio di cui è portatrice: la corresponsabilità nella fede e nella sua comunicazione, nell’operare per il bene comune, nel servire sul territorio in nome del Vangelo…
  • Si potrebbe agire su più fronti: organizzando un incontro del Consiglio pastorale parrocchiale con tutti gli operatori pastorali al fine di evidenziare il cammino di crescita della comunità; proponendo le intenzioni di preghiera nella celebrazione domenicale dell’Eucaristia; offrendo informazioni al termine dell’Eucaristia domenicale sui passaggi da compiere in vista del rinnovo; dedicando qualche omelia domenicale al tema della corresponsabilità ecclesiale…
  • Inoltre il Consiglio pastorale parrocchiale potrebbe prevedere dei momenti, anche nel contesto celebrativo domenicale o tramite il “foglietto parrocchiale”, per raccontare alcuni eventi significativi della comunità parrocchiale o dell’unità pastorale durante il quinquennio che si sta concludendo e per far conoscere le varie realtà di gruppo, di servizio, di formazione operanti in parrocchia o nell’unità pastorale.
  • Il parroco e la presidenza del CPP uscente stabiliscono la data per la “prima indicazione di nomi”. È bene scegliere una domenica normale. La data stabilita viene comunicata alla comunità.
  • La domenica stabilita, al termine di ogni messa, tutti i presenti che abbiano compiuto 16 anni sono invitati a scrivere nome e cognome di persone che fanno parte della comunità ritenute degne e in grado di rappresentare la comunità stessa nel prossimo CPP (sono necessari pochi minuti).
  • È bene esplicitare i tre criteri per la scelta dei nomi: siano persone aperte al cammino di fede, condividano la vita della comunità, abbiano compiuto 18 anni di età (cfr. Statuto, art. 1 e 5).
  • È opportuno trovare dei modi perché tutti i parrocchiani si possano esprimere, anche coloro che per vari motivi fossero assenti in quella domenica. Per esempio, per alcuni giorni potrebbe essere data la possibilità di esprimere le proprie indicazioni in un apposito luogo del centro parrocchiale.
  • I nomi che sono stati segnalati vengono raccolti in ordine di preferenze. Il parroco (e/o il vicepresidente uscente o qualcuno dei consiglieri che sia stato incaricato per questo), li contatta a uno a uno, notificando l’indicazione della comunità, esplicitando il senso ecclesiale del CPP e chiedendo a ciascuno la disponibilità a far parte della lista dei candidati.
  • Con le disponibilità ricevute si potranno formare due liste di candidati, distinte secondo fasce di età (i più giovani e gli adulti). Gli elenchi dovranno avere un numero tale di nomi da permettere una scelta reale da parte dei votanti e proporzionale alla composizione dei membri del CPP.
  • La domenica stabilita, al termine delle messe, vengono distribuiti ai presenti - che abbiano compiuto i 16 anni - i fogli con le liste dei nomi e una penna, con l’invito a segnare su ciascuna scheda una o più preferenze (indicare un tetto massimo di preferenze, orientativamente due).
  • Le persone che hanno ottenuto il maggior numero di preferenze vengono interpellate dal parroco sulla loro disponibilità ad accettare l’incarico affidato dalla comunità, fino al raggiungimento del numero di consiglieri che previamente è stato stabilito in CPP.
  • Gli ambiti e le realtà significative in parrocchia (cfr. qui, n. 5) devono aver designato in precedenza il proprio rappresentante in CPP, in modo che se una persona indicata dalla comunità è tra i nomi di questi rappresentanti, si può accogliere un altro nome tra quelli indicati dalla comunità (cfr. Statuto, art. 6).
  • La composizione del CPP viene comunicata, tramite l’Ufficio di Coordinamento pastorale, all’Ordinario diocesano che confermerà l’elezione, la designazione e la composizione del nuovo CPP.
  • parrocchia inferiore ai 1000 abitanti, non oltre i 10 membri;
  • dai 1000 ai 3000 abitanti, non oltre i 15 membri;
  • dai 3000 ai 5000 abitanti, non oltre i 20 membri;
  • sopra i 5000 abitanti, non oltre i 30 membri.
  • membri di diritto: il parroco in quanto presidente, il vicario parrocchiale, il diacono, rappresentante delle comunità religiose, il presidente parrocchiale dell’Azione cattolica;
  • membri eletti dalla comunità;
  • rappresentanti di ambiti e di realtà significative in parrocchia:
  • eventuali di nomina del parroco, non superiori al numero di due;
  • dopo che il CPP si è costituito e, a sua volta, è stato formato anche il Consiglio parrocchiale per la Gestione economica (CPGE) - conforme alle nuove Norme per la costituzione e l’attività del CPGE per il mandato quinquennale 2013-2018 -diventerà membro del CPP anche un rappresentante del CPGE, designato dal parroco dopo consultazione dei membri del CPGE.
  • Non possono essere eletti in CPP tutti coloro che, in occasione delle designazioni tramite votazione, ricoprano mandati parlamentari o nei consigli comunali, provinciali, regionali, incarichi di sindaco o presidente o componente delle giunte comunali, provinciali, regionali e incarichi di presidente di circoscrizioni comunali, o abbiano incarichi negli organi decisionali di partiti politici o di organizzazioni tese a finalità direttamente politiche.
  • Chi è membro del CPP e decide di candidarsi ad uno dei ruoli sopra indicati è tenuto a: rassegnare le dimissioni dal CPP in caso di candidatura a Sindaco; autosospendersi temporaneamente per tutte le altre candidature.
  • L’autosospensione permette il reintegro in caso di non elezione. Mentre per i candidato sindaco, poiché l’elezione a consigliere avviene nella maggior parte dei casi, le dimissioni sono
  • Gradualmente tale azione deve svilupparsi unitariamente.
  • Per quanto concerne il numero dei consiglieri in ciascun CPP occorre attenersi sotto la soglia indicata al n. 5, al fine di favorire l’azione comune e una efficace gestione dei momenti unitari.
  • Inoltre occorre darsi criteri omogenei nella designazione dei rappresentanti di ambiti/realtà significative nell’unità pastorale.
  • L’operatività dei CPP, in questa unitarietà di intenti, dovrà prevedere sistematicamente momenti di lavoro condivisi.

Ad esse tutte le parrocchie sono tenute a riferirsi nel rinnovare il CPP che opererà nel quinquennio 2013-2018.

1.      Natura del CPP

«Il Consiglio pastorale parrocchiale promuove, sostiene, coordina e verifica tutta l’attività pastorale della parrocchia, al fine di suscitare la partecipazione attiva delle varie componenti di essa nell’unica missione della Chiesa: evangelizzare, santificare e servire l’uomo nella carità» (Statuto, art. 2).

Il CPP non è primariamente un organismo di formazione, né di spiritualità, né di studio, ma il luogo dove si tracciano e poi si coordinano e si verificano le linee guida di tutta la vita della comunità parrocchiale in comunione con le altre comunità del vicariato e della Diocesi.

La fisionomia di una comunità cristiana viva e corresponsabile si esprime concretamente nel CPP. Alla luce dell’ecclesiologia di comunione il CPP dà visibilità a una comunità che cammina insieme nella complementarietà delle diverse vocazioni e condizioni di vita.

2.      Finalità [consigliare] e metodo [discernimento comunitario]

Il CPP è il primo e principale luogo dove la comunità cristiana, per vivere e comunicare il Vangelo, attua il “discernimento comunitario”, perché la Chiesa «è inserita nel tempo che scorre dalla Pentecoste alla Parusia, e, attenta al “segni dei tempi”, deve annunciare e offrire il Vangelo della salvezza agli uomini del proprio tempo» (Antonio Mattiazzo, Il Consiglio pastorale, p. 23).

È fondamentale prendere consapevolezza di questi aspetti del CPP. Si tratta della condizione per la sua riuscita o il suo fallimento.

Occorre evitare il rischio di pensare e impostare il CPP con criteri esclusivamente sociologici. Esso va, invece, collocato sempre più nella prospettiva dell’ecclesiologia di comunione, curando la scelta delle persone, il metodo di lavoro, i passaggi procedurali e i contenuti/temi da affrontare.

Il CPP, attraverso il metodo del “discernimento comunitario”, svolge il suo compito di “consigliare” la comunità e chi la presiede (parroco).

3.      Le competenze del CPP

Tra i compiti del CPP occorre innanzitutto rilevare:

4.      Il percorso per arrivare alla formazione del nuovo CPP

a.      Prevedere i passaggi

Nelle comunità parrocchiali le operazioni di rinnovo del Consiglio pastorale parrocchiale sono previste a partire dal mese di gennaio 2013. Continueranno dopo l’Incontro congiunto (9 febbraio 2013) per completarsi nella terza domenica di Pasqua (14 aprile 2013), quando il nuovo Consiglio pastorale sarà presentato alla comunità. Durante la prima fase dell’anno, da settembre a dicembre, è fondamentale che il Coordinamento pastorale vicariale e il Consiglio pastorale di ciascuna parrocchia prevedano i passaggi da compiere lungo l’anno per rinnovare questi Organismi di comunione, soprattutto informando le comunità sulle scadenze e aiutando a cogliere il valore ecclesiale di questo rinnovo.

b.       Preparare la comunità

c.       Programmare la “prima consultazione”

In questa prima fase dell’anno pastorale avviene anche la prima consultazione che comporta la raccolta di una prima indicazione di nomi da candidare al Consiglio pastorale parrocchiale. In sintonia con la programmazione vicariale, occorre prevedere, nella seconda parte del mese di gennaio, una domenica, che non comprenda altre ricorrenze, per fare questa prima consultazione al termine delle celebrazioni dell’Eucaristia.

d.      Procedure per la “prima consultazione”

Operativamente si procede così:

Questi passaggi previ sono fondamentali perché le persone sappiano chi scegliere e per quale motivo.

Per questa prima consultazione è sufficiente preparare foglietti di carta e penne.

e.       La votazione

Dopo la prima consultazione (gennaio 2013) e la formazione di una o più liste, si svolgono le votazioni. È importante che tutto questo avvenga prima della Pasqua, cioè prima di domenica 31 marzo 2013.

Sono da prevedere questi passaggi:

f.        Passare il testimone

Per il Consiglio pastorale parrocchiale uscente resta l’impegno di preparare il “passaggio di testimone” al nuovo Consiglio, rivisitando il quinquennio svolto, indicando le tappe di questo cammino, le priorità a cui ci si è dedicati, le difficoltà incontrate e la progettualità rimasta aperta. Soprattutto tale passaggio evidenzi il cammino fatto in vista dell’assunzione della proposta diocesana di Iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi.

Occorre cogliere in questo passaggio di consegne un’opportunità per allargare e approfondire il significato dell’Iniziazione cristiana, la sua centralità nella vita della comunità cristiana, i passi compiuti in parrocchia, nell’unità pastorale e nel contesto del vicariato.

In ordine alla composizione del nuovo CPP, occorre che siano definiti gli ambiti e le realtà significative della parrocchia che vanno rappresentate in CPP, senza oltrepassare il numero previsto (cfr. qui, n. 5).

g.      Presentazione alla comunità del nuovo CPP

Svolte le operazioni di votazione e formato il nuovo Consiglio pastorale parrocchiale, si propone che in tutte le parrocchie e unità pastorali della Diocesi, sia presentato alla comunità cristiana il suo nuovo Consiglio pastorale nella terza domenica di Pasqua, il 14 aprile 2013. Attraverso un gesto liturgico è possibile vivere un momento di intensa ecclesialità.

All’interno dell’Anno della fede questo momento parrocchiale esprime la dimensione comunionale del credere. Lo stesso Consiglio pastorale viene così riscattato da una visione funzionalista e collocato in una prospettiva ecclesiale che ne manifesta la natura e la dinamica sinodale. Si provvederà ad offrire del materiale per le parrocchie da parte dell’Ufficio di Coordinamento pastorale.

5.      Composizione del Consiglio pastorale

Dovrà essere stabilito prima il numero ottimale dei membri del CPP. Il criterio è di costituire un organismo che sia sufficientemente rappresentativo di tutta la comunità e di tutte le realtà che la compongono e insieme possa essere efficace nello svolgere il suo ruolo.

Indicativamente (membri eletti e membri designati, esclusi quelli di diritto):

Si tenga presente che i Consiglieri che faranno parte del CPPentreranno a titolo diverso (Statuto, art. 5):

o        non ciascun gruppo operante o realtà costituita nell’ambito della parrocchia va rappresentato in CPP;

o        vanno rappresentati quei gruppi/realtà che esprimono le scelte pastorali più rilevanti, per cui il CPP uscente preveda di raggruppare più gruppi/realtà, secondo criteri di integrazione pastorale, in modo che ciascun raggruppamento esprima un unico rappresentante in CPP;

o        esclusi i membri di diritto e quelli di nomina da parte del parroco, il numero dei membri va così distribuito: il numero degli eletti dalla comunità non inferiore ai due terzi; i rappresentanti di ambito non superiori ad un terzo;

6.      La prima convocazione e gli incarichi interni

Alla prima convocazione del nuovo CPP si procede alla scelta del vice-presidente (nb.: il presidente del CPP è sempre il parroco), del segretario (può essere esterno al Consiglio oppure può essere delegato di tale incombenza uno dei consiglieri eletti o designati) e di almeno due consiglieri per la presidenza (uno tra i membri eletti dalla comunità e l’altro tra i rappresentanti degli ambiti). Dopo aver considerato il numero delle preferenze già ricevute, si procede per votazione (non è bene fare semplicemente per acclamazione).

Il parroco presidente, il vice-presidente, il segretario e i due consiglieri formano la presidenza del CPP (cfr. Statuto, art. 10) che ha il compito di predisporre gli incontri del CPP, stendendo l’o.d.g ed eventualmente prevedendo l’invito di esperti o di altre persone interessate e coinvolte in qualche punto all’o.d.g. Spetta alla presidenza curare che il verbale delle riunioni sia sistematicamente steso e poi approvato; spetta ad essa curare i rapporti con la comunità, attraverso efficaci comunicati, ed anche con i vari gruppi e realtà parrocchiali, in particolare quando si tratta di rendere operativo quanto maturato in CPP.

Le schede con cui si è votato non vanno custodite, ma va redatto e approvato il verbale con l’esito delle votazioni comprendente la lista dei candidati con numero di preferenze: capiterà facilmente che nel corso del mandato qualche consigliere debba essere sostituito. In questo caso saranno interpellati i primi non eletti. I gruppi e le realtà rappresentati in CPP, invece, sceglieranno al loro interno volta per volta il loro rappresentante.

I consiglieri devono essere informati sui loro compiti, i doveri e gli impegni che si assumono, così come sintetizzato qui nei nn. 1, 2, 3 (cfr. anche Statuto, art. 3 sul carattere consultivo, art. 4 sul carattere rappresentativo e art. 9 circa l’assemblea).

I consiglieri hanno l’obbligo morale di fronte alla comunità di partecipare alle convocazioni del CPP. In caso di impedimento sia avvertita la presidenza, la quale provvederà a far pervenire il materiale necessario e a informare dei lavori svolti.

7.      Durata del mandato

Secondo le indicazioni della Diocesi il CPP rimane in carica per cinque anni. Tutti i CPP saranno rinnovati nei tempi che saranno indicati dalla Diocesi.

Un consigliere può essere eletto per non più di due mandati consecutivi (10 anni).

Un consigliere che non partecipi alle convocazioni per tre volte consecutive senza giusto motivo, decade dal suo mandato e viene sostituito dalla presidenza del CPP, tenuto conto se è un membro eletto dalla comunità o un membro designato in rappresentanza di gruppi/realtà parrocchiali. Di questi cambiamenti deve sempre essere informato il Consiglio intero (cfr. Statuto, art. 16).

8.      Le convocazioni del CPP

Il CPP deve essere convocato non meno di 5 volte all’anno. È bene che le date delle convocazioni siano fissate e comunicate ai consiglieri all’inizio dell’anno. Durante l’anno possono sorgere questioni che richiedono convocazioni straordinarie.

L’ordine del giorno è strategico per il buon funzionamento del CPP e va curato con attenzione da parte della presidenza in modo che sui temi indicati sia possibile un reale confronto.

Il CPP viene convocato sempre dal parroco presidente unitamente al vicepresidente per iscritto, con ordine del giorno concordato in presidenza, con un numero sufficiente di giorni di anticipo per permettere ai consiglieri di prepararsi.

Con la convocazione è importante far pervenire a tutti i consiglieri la sintesi dell’incontro precedente e il materiale per la eventuale documentazione sugli argomenti in o.d.g.

I consiglieri hanno facoltà di proporre alla presidenza argomenti da porre all’o.d.g. Lo facciano formalmente per iscritto.

9.      Le assemblee del CPP

Il CPP si riunisce nel giorno e nell’ora stabiliti. È bene preparare con cura e decoro la sala del Consiglio pastorale parrocchiale.

Le assemblee normalmente sono presiedute dal parroco in quanto presidente, coadiuvato dal vicepresidente il quale è chiamato a svolgere il compito di moderatore dell’assemblea. Possono essere sostituiti in caso di necessità.

Alle assemblee del CPP partecipano solo i consiglieri; altre persone possono essere invitate di volta in volta secondo gli argomenti che vengono trattati e in accordo con la presidenza.

Il segretario predispone tutto ciò che è necessario all’assemblea; prende nota di quanto emerge e, alla fine, stende un verbale di sintesi che faccia sempre il punto della situazione e raccolga quanto emerso e concordato dall’assemblea (questo foglio sarà poi recapitato ai consiglieri per una verifica di completezza e di correttezza, con la convocazione dell’assemblea successiva). Le riflessioni e le decisioni del CPP vanno riferite alla comunità su indicazione della presidenza del CPP. In ogni assemblea si raccolgano le firme di presenza.

10.  Le commissioni del CPP

Il criterio generale per le assemblee del CPP è che “tutti conoscono e sono corresponsabili di tutto”. Non è pertanto opportuno costituire commissioni stabili all’interno del CPP. Il CPP, qualora lo ritenesse necessario, si rapporta direttamente con i gruppi ministeriali (di formazione o di servizio) e con i responsabili di strutture o di attività particolari. Possono, invece, servire “gruppi di studio” per problemi particolari; questi restano in funzione relativamente alla questione che si affronta (cfr. Statuto, art. 12).

In questo senso è importante superare ogni logica di parte; nessuno è in CPP per portare avanti esclusivamente le istanze dei gruppi o dell’ambito che rappresenta, ma ciascun membro del CPP diventa responsabile di tutto. Ciò che unisce non può essere un compromesso tra le diverse sensibilità, ma il progetto di comunità che si intende costruire.

È decisivo che, normalmente, gli incontri del CPP avvengano attuando i passaggi e dunque le indicazioni del metodo per il “discernimento comunitario” (cfr. il fascicolo edito nell’anno pastorale 2008-2009: Il discernimento comunitario, a cura dell’Ufficio di Coordinamento pastorale e dell’Istituto San Luca).

11.  Consiglio pastorale e incarichi politici o istituzionali

La comunità cristiana non può né ignorare né sottovalutare il contesto culturale, sociale e politico in cui vive. Per questo il CPP dedica specifica attenzione alla promozione del bene comune nell’ambito del territorio.

In riferimento a coloro che prestano il loro servizio nella politica, nelle istituzioni e nell’amministrazione civile, si ritiene necessario garantire loro condizioni di autonomia e di rispetto, per cui occorre attenersi alle seguenti determinazioni:

12.  I CPP nelle Unità pastorali

Un caso specifico, ma sempre più diffuso è rappresentato dalle Unità pastorali, nelle quali vanno ripensati la struttura, le funzioni e i ritmi di lavoro dei Consigli pastorali parrocchiali, che restano importanti per la vita delle singole comunità, ma possono non bastare per le esigenze del cammino comune se non attivano una dinamica di sinodalità tipica dell’unità pastorale. Resta aperta l’ipotesi di un Consiglio pastorale unitario che dovrà comunque valorizzare la rappresentatività da parte di ciascuna comunità parrocchiale.

L’indirizzo preminente suggerisce di costituire il CPP in ciascuna parrocchia, ma già orientato all’azione comune prevista dall’unità pastorale.

Assemblea diocesana – Padova, 13 ottobre 2012